26 marzo 2009

Che tempo fa?

E' la domanda dell'anno. O meglio, degli ultimi anni.
Un tempo c'era il meteo, quella breve appendice ad ogni telegiornale che in due minuti ti sparava un paio di ipotesi sul domani. Poi il tempo atmosferico è stato promosso nella gerarchia delle notizie, progressivamente ed inesorabilmente premiato con spazi sempre più ampi. Ed esasperato.
-"E' il 15 di agosto e il termometro tocca la temperatura record di 33 gradi. Non succedeva da almeno un anno. Che sia colpa dell'effetto serra?"
-"Edizione straordinaria: è inverno e fa freddo!"
-"E' appena giunta la notizia dell'avvistamento di una foglia gialla con 6 giorni d'anticipo rispetto all'inizio dell'autunno; gli inquirenti stanno sentendo i testimoni, intanto gli uomini del RIS si sono recati sul posto. Vi daremo ulteriori notizie nelle prossime edizioni."
Eppure mi pare che di argomenti di cui parlare ce ne siano. D'atra parte il mondo è piuttosto grosso. Trovo strano che, a dispetto di tutto ciò che accade nel mondo, nel bene o nel male, sia così prioritario informare della temperatura registrata a Venezia. Sarebbe imbarazzante doverlo spiegare ad un bimbo che cuce scarpe in Vietnam o ad un padre che rovista tra i rifiuti in Brasile.
Inoltre, a dirla tutta, non saprei nemmeno come spiegarlo.
Mi rifiuto di pensare che siamo diventati tutti così rincoglioniti da pensare solo a che tempo farà domani. E allora perché? Quando parliamo del tempo, la domanda non è di cosa stiamo parlando, ma di cosa non vogliamo parlare.
Oscar Wilde diceva: "Ogni volta che si parla del tempo ho la netta sensazione che si intenda parlare di qualcos’altro".
Temo che avesse ragione.

15 marzo 2009

Chi l'avrebbe mai detto

Dopo un lungo e rigido inverno, oggi è ufficialmente sbocciata la primavera...

13 marzo 2009

Tanto per cominciare...

L'inizio è sempre il momento più difficile...
Un po' di tempo fa mi era passata per la testa l'idea di scrivere un blog...che idea originale!!!
Semplicemente mi piaceva l'idea di avere un posto in cui accatastare pensieri, impressioni, immagini, insomma, qualsiasi cosa mi passasse per la testa. Così ho aperto il mio librone dei progetti improbabili e ho aggiunto la parola "blog".
Già.
Perché finisce sempre così: uno progetta montagne di cose, "potrei fare questo", "perché non provare quell'altro", si fa mille viaggi mentali, con la fiducia di chi scommette sul rosso dopo che per dieci volte è uscito nero; e alla fine si ritrova a fare le stesse cose di sempre. Fra la marea di indirizzi possibili si scelgono sempre i soliti, perché è più facile o più comodo o meno faticoso...o perché semplicemente la Realtà ti prende da parte e ti spiega che prima devi chiedere a lei.
Ma un blog...un blog è troppo facile, troppo accessibile per rinunciare subito.
Se c'è una cosa che ho capito è che bisogna buttarsi nei propri progetti non appena si intuisce che sono buoni. Subito. Senza pensare oltre. Perchè oltre ci sono i dubbi, i "se", i "ma", gli "ok, lo faccio, ma domani"; così si accumula un patrimonio di sogni da cassetto che farebbe felice qualsiasi mobilificio.
Allora è meglio partire subito, senza pensare troppo, via veloci, che una volta avviati è più difficile fermarsi, se non altro per inerzia.
E allora via.
Che forse questo primo post sarà anche l'ultimo. Ma forse no.
Via.